Sa Defenza

Bianco da uva stramatura 2015 della Cantina Sa Defenza

Un vino strepitoso, nato quasi per caso…

Oggi vi voglio parlare di una cantina sarda che adoro e soprattutto di un vino incredibile e della sua storia. Siamo a Donori, comune di poco più di 2000 anime a circa 30 km a nord di Cagliari. Qui Pietro, Paolo e Anna Marchi portano avanti l’azienda di famiglia, Sa Defenza.

Tra gli agrumeti, gli oliveti e la macchia mediterranea sorgono i loro 14 ettari di vigneto, situati in zone collinari con suoli granitici e sabbiosi. I fratelli Marchi si prendono cura delle loro viti attraverso un’agricoltura sinergica che consiste in terreni non arati e nel rifiuto di qualsiasi sostanza chimica di sintesi, per i trattamenti viene utilizzato solo lo zolfo. In più sono appassionati sperimentatori dell’inerbimento spontaneo con la ferma convinzione che, aumentando la biodiversità del terreno, le piante trovino da sole il loro equilibrio. La qualità dei loro vini parte quindi dalla vitalità del suolo e prosegue fino alla bottiglia grazie alla vendemmia rigorosamente manuale, alle fermentazioni spontanee e al non utilizzo di pratiche invasive in cantina, come filtrazioni, chiarifiche o stabilizzazioni. I loro vini fermentano e affinano in serbatoi in acciaio.

Però questo vino non arriva dalle vigne della famiglia Marchi. La sua storia infatti è un pò particolare e casuale. Un giorno di novembre Paolo e Pietro, rientrando a casa, si accorsero che la vigna di Moscato del vicino, trattata con solo rame e zolfo, aveva ancora tutti i grappoli appesi alle piante. Così chiamarono il proprietario per chiedere il motivo di quella sua scelta e lui rispose che quell’anno non avrebbe vendemmiato perchè l’uva era tutta ammuffita. Così i due fratelli fecero una proposta al loro vicino, avrebbero vendemmiato e vinificato quell’uva in cambio di qualche bottiglia del vino ottenuto. Voi ora vi starete chiedendo perché Pietro e Paolo abbiano deciso di raccogliere quell’uva malconcia. Il motivo è che quella che aveva attaccato gli acini era muffa nobile.

Dopo la vendemmia manuale gli acini vennero diraspati e pigiati. Partì così la fermentazione spontanea in contenitori d’acciaio dove il mosto restò a contatto con le proprie bucce per 60 notti. Dopodichè il vino rimase un anno negli stessi serbatoi e successivamente un anno in bottiglia. Ovviamente nei vari passaggi non venne utilizzato nessun additivo enologico, fu aggiunta solo una piccola quantità di anidride solforosa. Il risultato di tutto ciò furono solamente 700 bottiglie di un nettare che tra poco vi racconterò.

Un vino che inizia colpirti fin da subito con un colore aranciato carico e vivo. Dal calice i profumi escono lenti e avvolgenti. A primo impatto le note aromatiche sono predominanti tanto da ricordare alcuni vini dolci muffati. Lui non ha fretta di mostrarsi e dopo qualche minuto prende il via un’avvincente evoluzione che regala una complessità olfattiva incredibile. Dapprima si fanno largo note minerali e salmastre, a cui seguono la macchia mediterranea e le erbe aromatiche. Nel fantastico caleidoscopio di profumi, che non sto a elencare tutti, mi colpiscono le sensazioni agrumate e le erbe amaricanti, le spezie orientali e la frutta secca.

Quando lo assaggi per la prima volta capisci subito di essere davanti a un gran vino. Il sorso è pieno, profondo, elegante e avvolgente. Il liquido, denso e strutturato, si distende lento e sinuoso sulla lingua. Non è certamente un vino stanco, anzi conserva una bella energia che rende agile ogni sorso. La grande complessità percepita al naso ritorna anche in bocca, tra le note aromatiche iniziali e il finale minerale e di erbe amaricanti troviamo un’infinità di sensazioni ammalianti che poi riecheggiano a lungo dopo ogni assaggio. Bella anche la sua sapidità che lascia la bocca piacevolmente salata.

Probabilmente il vino di Sa Defenza più buono che abbia bevuto, veramente fantastico. Ovviamente questa è un’etichetta non più reperibile ma vi consiglio di assaggiare le altre produzioni dell’azienda perchè meritano tanto. Sono giovani ragazzi che amano sperimentare ma che portano dentro ogni vino l’esperienza di una famiglia di agricoltori. L’ultimo consiglio che vi voglio dare è quello di venire a trovarli in Sardegna, vi stupiranno con la loro spontaneità e grande ospitalità.