Birra artigianale e birra industriale

La differenza tra birra artigianale e birra industriale, tutto quello che dovresti sapere

La differenza tra la birra artigianale e la birra industriale.

Bere meno, ma meglio!

Spesso ci ritroviamo a leggere sulle decine etichette di birra trovate a scaffale nei supermercati, nei pub, nei ristoranti o nelle enoteche messaggi poco chiari o fuorvianti, che poco fanno capire realmente sulle qualità organolettiche del prodotto acquistato. Esempi come birra cruda, birra non filtrata, birra doppio malto, prodotta con metodi artigianali e purtroppo tanto altro.

Legge sulla birra artigianale, cosa dice la normativa

In questo momento storico c’è troppa confusione (molto spesso voluta e cercata dai prodotti industriali) intorno alle birre artigianali. Spesso, infatti, il consumatore finale è convinto di bere un prodotto di qualità o italiano (il problema dei finti prodotti italiani lo tratteremo in un articolo a parte), ma non è così. Cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte. La birra artigianale è salvaguardata da una legge, entrata in vigore il 28 luglio 2016, che ne sancisce le caratteristiche produttive e societarie, a tutela del consumatore, il quale ha il diritto di sapere cosa compra e da chi è prodotta:

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

Quali sono le caratteristiche della birra artigianale?

La birra artigianale, per essere definita tale, deve essere non filtrata e non pastorizzata. La pastorizzazione è un processo usato sui prodotti alimentari per eliminare lieviti, batteri ed eventuali microrganismi patogeni. Fu scoperta da Luiss Pasteur nel 1862 per dare stabilità alla birra, che a causa delle scarse condizioni igieniche dell’epoca, aveva poca durata.

La microfiltrazione, allo stesso modo, concorre a depurare la bevanda, anche se ha più una valenza estetica. Questi processi aveva quindi senso applicarli in un periodo in cui l’HACCP non esisteva e l’igiene era scarso, quindi avevano la loro utilità. Nei nostri giorni, utilizzare questi processi produttivi, vuol dire uccidere i lieviti utilizzati per la fermentazione, appiattendo tantissimo il prodotto che beviamo. Le grandi industrie della birra hanno uniformato il gusto dei loro prodotti, per raggiungere la più ampia fetta di possibili clienti, utilizzando inoltre conservanti e ingredienti di qualità discutibile come il riso o il mais.

La birra deve sapere di birra: alla luce di quanto detto prima arriviamo all’apice dell’ignoranza in materia e sopratutto di inconsapevolezza del panorama stilistico brassicolo. “La birra deve sapere di birra” non significa nulla perché innanzitutto esistono LE birre e perché non esiste a mio modesto avviso il gusto “autentico” potendo spaziare tra birre: dolci (sentori di miele, di caramello, ecc…), amare (sentori erbacei, torrefatti, ecc…), tostate (sentori di caffè, cioccolato, ecc…), fruttate (sentore di banana, frutti di bosco, ecc…), affumicate, acide, salate e tanto altro… Lo chiedo a voi: quale dovrebbe essere il gusto autentico di questo prodotto?

Perché dovresti scegliere sempre una birra artigianale

Si dovrebbe preferire una birra artigianale a una industriale In primis per gli ingredienti. Si usano, infatti, solo ingredienti di qualità, niente conservanti e niente succedanei dell’orzo. Un altro punto a favore delle birre artigianali sta nei processi produttivi, che come abbiamo visto non prevedono la pastorizzazione e la microfiltrazione, trattamenti che impoveriscono il prodotto sia sotto il profilo nutritivo sia gustativo. I birrifici artigianali inoltre, sono alla continua ricerca di miglioramenti. Spesso, infatti, mettono in discussione le loro stesse ricette, talvolta cambiandole completamente (avete mai notato nette differenze in quelle industriali?).

Conclusioni…

Concludo con una piccola raccomandazione prima ai produttori di birra artigianale e poi agli operatori del mondo della ristorazione (in particolar modo agli chef).

Ai produttori raccomando innanzitutto di utilizzare una comunicazione più indicativa e significante, di non perdere mai il vizio e il piacere di studiare, di migliorarsi e migliorare il prodotto.

Agli chef chiedo: perché spendete tanto tempo ed energie mentali a cercare materie prime di altissima qualità, per creare la miglior combinazione di sapori nel vostro piatto, arricchite la vostra carta dei vini con prodotti di pregio e poi sulle birre prendete la prima industriale che vi capita e pretendete di farci tutto il margine economico possibile da questo prodotto? Veramente, non vi rendete conto del potenziale che potreste raggiungere in termini di armonia e di abbinamento se solo vi sforzaste maggiormente di conoscere un prodotto che ignorate e talvolta denigrate?

Alla luce di tutto ciò, vuol dire che tutte le birre artigianali sono meglio di quelle industriali? Assolutamente no! Purtroppo capita di bere un prodotto non in perfetto stato, ma ciò non dovrebbe spegnere la nostra voglia di bere meglio. Se fate una vacanza all’estero e non vi è piaciuto il posto visitato smettereste di viaggiare?…

Mimmo La Gioia