Chiara Lungarotti

Intervista a Lungarotti, nel cuore dell’Umbria

Nel territorio DOCG del Rubesco

Oggi siamo a Torgiano, a pochi passi da Perugia e Assisi insieme a Lungarotti, un’eccellenza umbra in Italia e nel mondo.

A portare avanti l’azienda è Chiara Lungarotti, che ne è diventata amministratore unico nel 1999 dopo la scomparsa del papà. Ma tutta la famiglia partecipa alla vita della cantina: la sorella Teresa, la mamma Maria Grazia e i suoi nipoti Francesco e Gemma.

Oggi l’azienda conta 250 ettari di vigneti, dislocati tra la Tenuta di Torgiano (230 ha, certificata VIVA dal 2018) e quella di Montefalco (20 ha, a conduzione biologica dal 2010), dove praticano una viticoltura attenta alla sostenibilità e alla biodiversità, oltre che alla valorizzazione dei vitigni autoctoni intervallati da varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay e Pinot Grigio.

Come ci racconta Chiara Lungarotti, l’avventura nel mondo del vino è una lunga storia d’amore per la terra che attraversa molte generazioni: “Già un paio di secoli fa la mia famiglia produceva vino e olio nella Media Valle del Tevere. Un’attività che negli anni è cresciuta e si è consolidata fino a quando nel dopoguerra Giorgio Lungarotti diede un nuovo impulso focalizzando l’attività sul settore vitivinicolo. A partire dalla vendemmia 1962, si imbottigliano i primi vini, Rubesco e Torre di Giano, che nel 1968 valgono alla zona uno dei primi riconoscimenti a DOC italiani (Rosso e Bianco di Torgiano). La vendemmia 1964 segna invece la prima di produzione del Rubesco Riserva Vigna Monticchio (Torgiano Rosso Riserva), oggi una delle etichette umbre più famose nel mondo. Fu anche grazie allo spirito illuminato di mio padre che nel 1979 fu riconosciuta la Denominazione d’Origine Controllata alla zona di Montefalco. E così, nel 2000, abbiamo acquistato in questa area altri 20 ettari da dedicare alla produzione di Sagrantino”.

Le due Tenute Lungarotti producono in tutto 29 etichette, per un totale di circa 2,5 milioni di bottiglie in media ogni anno, frutto di un attento lavoro di coordinamento tra l’enologo Vincenzo Pepe e l’agronomo Attilio Persia coadiuvati da Lorenzo Landi, loro enologo consulente.

È a Torgiano che nasce il nostro vino portabandiera – ci spiega Chiara – il Rubesco Riserva Vigna Monticchio – Torgiano Rosso Riserva DOCG, Sangiovese in purezza che proprio quest’anno, con l’annata 2016, ha conquistato il 1 posto, ex aequo con il Bolgheri Sassicaia 2017 di Tenuta San Guido, della classifica 2021 dei 100 migliori rossi italiani stilata dal mensile Gentleman. Ed è sempre qui che si imbottiglia il Rubesco – Rosso di Torgiano DOC, a base di Sangiovese e Colorino, e il San Giorgio – Umbria Rosso IGT, il primo “Superumbrian” a base di Sangiovese e Cabernet Sauvignon nato nel 1977”.

Ma Torgiano è anche terroir di vini bianchi importanti, come il Torre di Giano (Bianco di Torgiano DOC a base di Vermentino, Grechetto e Trebbiano) e la sua versione “Riserva” Torre di Giano Vigna il Pino, considerato un antesignano dei vini bianchi italiani affinati in legno. Ad arricchire la gamma dei bianchi complessi è Aurente, Chardonnay di Torgiano DOC, un vino di grande struttura, elegante e profumato, il cui nome richiama la preziosità dell’oro, tanto nel colore quanto nella concentrazione degli aromi.

Tra i vini più moderni e spigliati, meritano particolare attenzione L’U Rosso, uvaggio di Sangiovese, Merlot, e L’U Bianco, a base di Vermentino e Chardonnay. Etichette che già nel nome (composto dalle lettere iniziali di “L’Umbria”) raccontano il legame con la terra. E poi c’è Brezza, nelle versioni bianco, rosso e rosato: vini freschi, facili da bere, pensati per un pubblico giovane ma apprezzati da tutti. 

Nella tenuta di Montefalco, invece, producono solo vini biologici come ìlbio – Umbria IGT, rosso di buona struttura da medio e lungo invecchiamento, il Montefalco Rosso DOC, il Montefalco Sagrantino DOCG, il Sagrantino Passito DOCG e la Grappa di Sagrantino Riserva. Il Sagrantino è un antico vitigno autoctono tra i più ricchi al mondo in polifenoli: una varietà che va “domata” con una corretta pratica viticola perché il vino risulti armonico ed equilibrato. 

Come sottolinea Chiara Lungarotti: “Il vino è espressione di un territorio, ne racconta tutte le peculiarità e perfino il carattere della gente. Il nostro legame con l’Umbria è talmente forte e profondo che, a differenza di altri produttori che hanno scelto di espandersi investendo in altre regioni, noi abbiamo scelto di non uscire da qui, se non per acquisire nuovi ettari nella vicina Montefalco. Il territorio va amato e rispettato. Da qui, il nostro impegno nell’adottare buone pratiche per limitare l’impatto sull’ambiente. Dal 2018, infatti, la Tenuta di Torgiano è certificata VIVA (programma del Ministero dell’Ambiente, oggi Ministero della Transizione Ecologica, che attesta la sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l’analisi di quattro indicatori: aria, acqua, vigneto e territorio), mentre quella di Montefalco è coltivata a biologico già dal 2010 e certificata dal 2014.

Nelle due tenute la sostenibilità caratterizza tutto il processo produttivo. A partire dai vigneti dove, già negli anni ’90, furono installate le prime capannine meteo per analizzare l’andamento climatico. Inoltre, tra i filari si attua il controllo meccanico delle erbe infestanti, una gestione intelligente delle risorse idriche, la concimazione organica e la confusione sessuale. In più, produciamo biomasse con gli scarti della potatura e siamo stati capofila del progetto Meteowine che ha introdotto metodologie innovative per la previsione e verifica delle condizioni meteorologiche. Infine, nella primavera del 2018, è stato installato un impianto fotovoltaico sulla copertura degli edifici aziendali di circa 1.320 mq che copre il 40% dei fabbisogni di energia elettrica”.

Se il loro vino di punta fosse una persona (il Rubesco Riserva Vigna Monticchio), Chiara non ha dubbi: “Sarebbe riservato ma generoso, proprio come la gente dell’Umbria che, in prima battuta, può apparire molto chiusa ma poi, quando entra in confidenza, si rivela accogliente e amabile”.

Grazie a Lungarotti per questa bella chiacchierata!