Cinque Quinti vino rosso

Cinque Quinti: a tempo di vino

Il vino può avere un tempo? Nel caso di Cinque Quinti penso proprio di sì. Un ritmo fresco, giovane, gioioso quello di Fabrizio, Martina, Michele, Francesca e Mario, i cinque…

Il vino può avere un tempo? Nel caso di Cinque Quinti penso proprio di sì. Un ritmo fresco, giovane, gioioso quello di Fabrizio, Martina, Michele, Francesca e Mario, i cinque fratelli Arditi – di nome e di fatto, passatemi la forse banale precisazione – che hanno preso in mano le redini dell’azienda di famiglia nata quattro generazioni fa espandendola e ritmandola come solo l’entusiasmo di chi ama qualcosa può fare.

Nel 2016 Fratelli Arditi diventa Cinque Quinti nel meraviglioso spazio di cento ettari nel Monferrato, a Cella Monte, di cui circa la metà sono coltivati a Barbera, Cortese, Grignolino, Pinot Nero, Arneis, Bonarda, Nebbiolo, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Syrah, Freisa e Dolcetto.

Sono entrata in contatto con Martina sui social che, insieme a Francesca, si occupa del digital e della comunicazione di Cinque Quinti, abbiamo chiacchierato e mi ha proposto la degustazione del loro vino da tavola rosso.

Ecco, preciso subito una cosa: sdoganiamo per favore questa cosa dei “vini da tavola” e togliamoci un po’ di spocchiarella, perché quello che ho assaggiato è un vino che non ha nulla da invidiare a prodotti più blasonati e vestiti a festa.

Il vino rosso da tavola Cinque Quinti, di uve 100% Barbera della vendemmia 2015, prodotto in 750 bottiglie, è un vino di quelli che si bevono davvero piacevolmente. Riempie ma non invade, ha corpo ma non risulta pesante, profuma molto ma non disturba, 14% vol che si sentono ma che non ammazzano.

Soccia che buono!“, si direbbe qui a Bologna, e in effetti è un vino che appena lo assaggi ti viene da dire proprio “Chebbbuono!“, con tre B perché è così che è. Friccicarello, morbido, profumato, chiacchierino e conviviale. Un vino perfetto per un tagliere di salumi e formaggi, per una bruschettata, per un aperitivo rinforzato.

Metto anche lui nella mia lista dei vini “da corteggiamento”.

Ché quel colore lì, è proprio quello del “Mi fai arrossire…“.