Un rosso anarchico e anticonvenzionale del maestro Gianfranco Manca

Ci troviamo a Nurri, paese a circa 80 km a nord di Cagliari. Verso la fine degli anni ‘80 un panettiere, di nome Gianfranco Manca, decise di recuperare alcune vigne di famiglia abbandonate ormai da tempo. In seguito impiantò anche nuove vigne con tantissime varietà, autoctone e non. Per circa 10 anni, dal 1994 al 2005 iniziò a produrre vino senza però metterlo in commercio. Al termine di questa fase di studio delle piante e della terra cominciò l’avventura dell’azienda PaneVino.

Attualmente vengono coltivate circa 30 varietà di uva distribuite in 6 ettari di terreno e la produzione è di circa 15000-20000 bottiglie all’anno. Gianfranco Manca viene considerato l’anarchico dell’enologia sarda. Questo perché i suoi non sono vini della tradizione o di terroir ma rispecchiano le emozioni e lo stato d’animo di chi li produce. Un’altra particolarità è che quasi tutte le sue etichette cambiano ogni anno e con esse anche i vari blend. Vere e proprie opere uniche che raccontano sempre storie nuove. Vini concettuali, onirici e soprattutto buonissimi. L’unica pecca è che sono difficilissimi da trovare, infatti la maggior parte della produzione viene venduta all’estero.

Ora però parliamo di questo vino. Il GiròTondo 2012 per me è stato come un viaggio psichedelico tra luci stroboscopiche di mille colori e sapori decisi, profondi, magnetici. Un blend di Girò, un’uva a bacca rossa ormai quasi scomparsa e coltivata perlopiù nel campidano, e Moscato. Di questo vino, come del resto anche degli altri, si sa ben poco.

Viti coltivate senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi e in cantina l’unico ingrediente utilizzato è l’uva, nient’altro. Non viene aggiunta neanche una piccolissima quantità di anidride solforosa. Fermentazione rigorosamente spontanea, nessuna filtrazione, chiarifica o stabilizzazione. L’unica cosa che posso dirvi è che si tratta di un vino ossidativo, quindi probabilmente affinato in botte scolma.

Appena lo versi nel calice rimani stupito dal suo colore pulsante che assomiglia più a un rosato che a un rosso, mentre i profumi ricordano quelli del Vin Santo toscano ma con sfumature nettamente più dolci e aromatiche. Quando lo assaggi resti impietrito, quasi ipnotizzato dalla sua profondità e incredibile bontà.

Un vino vigoroso ma delicato allo stesso tempo. Talmente denso da dare l’impressione di poterlo quasi masticare. In bocca però scorre agile, sostenuto da un’acidità ancora viva che sorregge la sua imponente struttura. L’ingresso è dolce di frutta molto matura e agrumi canditi mentre nel finale le sensazioni cambiano e troviamo macchia mediterranea, note erbacee e balsamiche, spezie e una piacevole percezione amara che ricorda la radice di genziana. Nonostante la sua grande profondità si lascia bere molto bene senza mai risultare pesante.

Un rosso atipico, oserei definirlo anarchico e probabilmente l’idea di Gianfranco Manca era proprio quella di realizzare un vino unico nel suo genere. Perfetto da abbinare a dei formaggi molto stagionati, io per esempio l’ho accompagnato con un Fiore Sardo invecchiato 1 anno. Però, se avrete la fortuna di trovarne una bottiglia da qualche parte, vi consiglio di berlo da solo, magari alla fine di un pasto o in un momento di completo relax. Sono certo che questo turbinio di sapori farà viaggiare la vostra mente verso luoghi ancora inesplorati.