Vi siete mai chiesti cosa significhi la parola sommelier? Tutti sappiamo cosa fa, di cosa si occupa, come si forma, ma in pochi sanno da dove venga questo termine.
Se anche solo una volta vi siete avvicinati al mondo dei vini in maniera un po’ più strutturata, certamente avrete avuto a che fare con un sommelier che vi ha consigliato e illuminato, ma vi è mai venuto in mente di chiedergli perché si chiami così?
No, non è un nome che qualcuno si è inventato perché aveva alzato un po’ troppo il gomito, e no, non ha neanche a che fare con l’assaggio o il vino in sé.
La parola sommelier letteralmente vuol dire “conducente di bestie da soma”. Davvero, non sto scherzando. L’etimologia è tutta francese: somme=bestia da soma e lier=legare. Da qui qualche aggiustatina sulla funzione del verbo legare e arriviamo alla definizione.
Ma perché queste radici così apparentemente senza senso?
La storia ci viene in soccorso.
I soldati napoleonici abitualmente legavano sulle bestie da soma le botti che trasportavano il vino. Questa figura man mano si è occupata sempre di più passaggi e si è evoluta nel tempo fino ad arrivare al sommelier che noi tutti oggi conosciamo.
Una ulteriore precisazione a questo punto mi sembra d’obbligo, dopo tutto siamo nel posto giusto: sommelier e assaggiatore sono due figure diverse, per quanto vicine per formazione e attività di degustazione.
L’assaggiatore si occupa di fornire dettagli tecnici e qualitativi sul vino, ne parla in un gergo codificato e se vogliamo con un certo distacco formale. Il sommelier si occupa invece di degustare anche lui il vino, certo, ma di raccontarlo, presentarlo, aprirne le porte dei profumi, servirlo e farcene sentire la magia attraverso una comunicazione quasi fiabesca capace di far leva sugli aspetti più emozionali ed emozionanti del percorso degustativo.
Adesso sappiamo proprio tutto, credo. Buon weekend, ragazzi!