Metodo Classico spumante charmat

Spumante, metodo Classico e metodo Charmat

Gli spumanti sono prodotti tramite il metodo classico, anche detto “Champenoise” e il metodo Charmat o “Martinotti”. In passato lo spumante si produceva con l’aggiunta di anidride carbonica, pratica che…

Gli spumanti sono prodotti tramite il metodo classico, anche detto “Champenoise” e il metodo Charmat o “Martinotti”. In passato lo spumante si produceva con l’aggiunta di anidride carbonica, pratica che poi venne bandita a favore dei lieviti. Grazie a questi lieviti, infatti, gli zuccheri fermentano e si trasformano in alcol e anidride carbonica, che, sviluppandosi in recipienti chiusi e sigillati (autoclave o bottiglia), a sua volta genera la cosiddetta “presa di spuma”, che contraddistingue i vini spumanti.

Metodo Charmat

L’effervescenza degli spumanti non è una peculiarità nativa del vino, ma appunto il risultato di un procedimento particolare. Il metodo Charmat è stato inventato sul finire dell’Ottocento da Federico Martinotti, che brevettò un processo innovativo per produrre lo spumante, sviluppando la seconda fermentazione in un solo grande recipiente, un autoclave in ferro smaltato, a tenuta di pressione anziché in bottiglia. Nonostante Martinotti sia l’unico inventore di questo procedimento di spumantizzazione, il metodo è conosciuto da sempre come Charmat, dal nome del francese, che qualche decennio più tardi sviluppò l’idea originaria di Martinotti.

Nel metodo Martinotti o Charmat la fermentazione avviene in un’autoclave pressurizzata e a temperatura controllata (in grado di resistere a pressioni anche di 10 atmosfere), per un periodo breve che va da 1 mese ai 6 mesi, durante il quale gli zuccheri presenti vengono trasformati in alcol e anidride carbonica ad opera dei lieviti. Si tratta di un sistema di spumantizzazione più rapido rispetto a quello tradizionale, il prodotto, infatti, viene subito imbottigliato ed è pronto per essere consumato.

Metodo Classico o Champenoise

Nel metodo Classico o Champenoise (diffuso in Francia nella regione Champagne fin dal Seicento) il processo di spumantizzazione è decisamente più lungo. Il vino, al quale sono aggiunti lieviti e zuccheri per favorirne la rifermentazione, viene prima di tutto imbottigliato. Nel giro di qualche mese, con l’esaurimento degli zuccheri, la pressione all’interno delle bottiglie arriva a 6-7 atmosfere, necessarie per avere un ottimo perlage. Le bottiglie, poste in posizione orizzontale per consentire l’affinamento dei lieviti e definire il bouquet, restano in questa condizione per un periodo prolungato compreso tra 6 e 30 mesi.

Alla fine di questa fase, le bottiglie vengono ruotate quotidianamente di 1/8 e contemporaneamente inclinate per permettere la caduta dei residui verso il collo della bottiglia. Qualche mese più tardi, quando le bottiglie avranno raggiunto una posizione pressoché verticale, viene effettuata la sboccatura. Tramite l’uso di appositi macchinari viene congelato il collo della bottiglia in modo da intrappolare i residui in un cilindretto di ghiaccio, che poi viene espulso per effetto della pressione, senza perdite eccessive di prodotto. Prima della tappatura definitiva, bisogna rincalzare la bottiglia aggiungendo lo sciroppo di dosaggio, il cosiddetto “liqueur d’expedition”, una miscela di zucchero e vino.

Con il metodo Classico, dunque, si ottengono vini più strutturati, con bollicine più fini e persistenti. Lo Champagne il Franciacorta sono gli esempi più famosi di vini prodotti con questo processo. Con il metodo Charmat, invece, si producono vini fruttati e aromatici, come il Prosecco.