vini dai nomi strani

Vini dai nomi strani ne abbiamo?

Vini dai nomi strani… avoja! L’Italia, si sa, è un Paese di molta fantasia; basta gironzolare su e giù per lo stivale per ascoltare un’infinita varietà di suoni e sfumature…

Vini dai nomi strani… avoja! L’Italia, si sa, è un Paese di molta fantasia; basta gironzolare su e giù per lo stivale per ascoltare un’infinita varietà di suoni e sfumature lessicali per entrare in contatto con una miriade di vite, esperienze e storie da raccontare.

Ma i vini cosa c’entrano? C’entrano, c’entrano. Perché se è vero che un vino racconta la storia territoriale e ne caratterizza i tratti dando un’importante impronta che distingue ogni regione da un’altra, è altrettanto vero che anche i nomi dati ai vini narrano qualcosa legata al territorio. A volte in maniera più strettamente locale, altre in modo più buffo e creativo, ma sempre con un vissuto alle spalle che può farci ridere, sognare, immaginare e ricordare.

Voi vi siete mai fermati a pensare a quali siano i vini dai nomi strani che abbiamo in Italia? La famiglia di Vino’S ha fatto una breve vacanza in giro per l’Italia e qualcosa ha scoperto.

Grilli del Testamatta: non vi fa sorridere? Un vino rosso toscano di una certa importanza, di nome e di fatto. Ci spostiamo in Romagna, luogo di veracità almeno quanto la Toscana, e troviamo il Pagadebit. State sorridendo? Beh, non sbagliate, perché il Pagadebit mette allegria. Un vino bianco che ha ottenuto la DOC nel 1989 che deve il suo nome alla resistenza del suo vitigno, il Bombino Bianco, capace di sopravvivere alle avversità peggiori.

Ok, questo fa sorridere davvero: Somarello rosso. Siamo in Puglia e qui hanno ben pensato di trovare un nome che che la dicesse tutta su grappoli carichi, come un somaro, appunto.

Alt, alt, alt: I nani e le ballerine. Questo lo amo. Mi ricorda il teatro, gli artisti, ha qualcosa di internazionale, parigino magari. Invece siamo a Piacenza con un bianco Sauvignon che ruba il cuore immediatamente.

Potremmo scriverne per ore se anche solo volessimo parlare de La Quadratura del Cerchio, del Morsi di Luce, dell’Elegia o magari del Luna Selvatica, dello Sciacchetrà o del Caprone.

O dell’Apice di un grande amore, che è “solo” un vino, dicono. Io non ne sarei così sicura, voi che dite?

Buona settimana.