Un bianco di carattere che rende giustizia a un vitigno spesso denigrato, il Nuragus

In questo articolo non vi voglio solo parlare di un vino che mi è piaciuto particolarmente ma anche di una bella realtà del cagliaritano e di un vitigno autoctono che meriterebbe più rispetto. Ma andiamo con ordine e inizio col presentarvi questa piccola azienda.

Ci troviamo a Serdiana, comune a pochi chilometri da Cagliari. Qui, dalla volontà di Adele Illotto e Maurizio Altea, nel 1992 è nata l’azienda Altea Illotto. Fin da subito la loro intenzione è stata quella di produrre vini rispettando l’ambiente e di esprimere al meglio il proprio territorio. Un altro loro obiettivo è sempre stato quello di resistere alla grande omologazione del gusto che affliggeva, e affligge tuttora, il mondo del vino. Per far ciò hanno deciso fin dagli esordi di praticare un’agricoltura biologica. Quindi tra i filari non vengono utilizzate sostanze chimiche di sintesi ma esclusivamente zolfo ramato se necessario, sovesci e macerati di ortiche. Vendemmie rigorosamente manuali, selezione dei grappoli e lieviti indigeni rendono i loro vini genuini, sinceri e di carattere, proprio come Adele e Maurizio.

L’azienda conta 5 ettari vitati dove troviamo esclusivamente varietà autoctone bianche e rosse. Le vigne si trovano nelle basse colline di Serdiana su terreni bianchi, argilloso marnosi. Le bottiglie prodotte sono circa 5000. Una piccola curiosità è che Maurizio e Adele hanno scelto di far uscire i loro vini come Sibiola IGT, la denominazione più piccola della Sardegna e che comprende le zone più vocate dei comuni di Serdiana e Soleminis.

Dopo avervi parlato dell’azienda voglio spendere anche due parole sul Nuragus, vitigno autoctono sardo che Adele e Maurizio sanno interpretare nel migliore dei modi. Questa varietà era in precedenza una delle più coltivate della Sardegna, anche grazie alla sua grande produttività. Quando le cantine sociali, vista l’enorme produzione, cominciarono a pagarlo sempre meno, e grazie anche agli incentivi dell’Unione Europea per estirpare le vigne, la sua produzione venne più che dimezzata. Ora la maggior parte delle aziende ne propongono una versione svilita e senza anima, spesso per cercare di renderlo quanto più simile possibile al più famoso Vermentino. Invece il Nuragus è un vitigno che può regalare tante emozioni se trattato con rispetto e con i giusti accorgimenti.

Il Papilio 2017 di Altea Illotto è composto al 90% da uve Nuragus e per il restante 10% da Nasco e Vermentino. Dopo la vendemmia le uve vengono portate in cantina per essere diraspate e pigiate. La fermentazione è rigorosamente spontanea con il solo utilizzo di lieviti indigeni mentre il mosto resta a contatto con le proprie bucce per circa 2 giorni. Quando tutti gli zuccheri vengono trasformati in alcool il vino affina in contenitori di acciaio.Nessuna filtrazione o chiarifica prima di finire in bottiglia ma esclusivamente una bassissima quantità di anidride solforosa.

Di questo vino mi ha subito colpito la sua personalità e il suo grande carattere. Nonostante la 2017 sia stata un’annata caldissima ed estremamente siccitosa questo Nuragus sfodera una freschezza e una forza in grado di sorreggere un bel corpo e di rendere ogni sorso agile e scattante. In bocca entra deciso occupando immediatamente ogni spazio a sua disposizione per poi scorrere rapido sulla lingua regalando innumerevoli sfumature.

Aprono le danze succose sensazioni di frutta gialla, susina e mela golden su tutte, e agrumi. Successivamente si aggiungono note floreali e speziate, balsamiche e di macchia mediterranea per poi chiudere con un finale minerale e salmastro. Ogni sorso lascia in eredità una bocca salatissima e una salivazione lenta e sinuosa che ti fanno subito venir voglia di berne ancora. L’unico problema è che, come spesso accade, la bottiglia finisce troppo in fretta.

Insomma un vino assolutamente da provare. Tra l’altro è recentemente uscito il nuovo Papilio 2019, che ho avuto il piacere di assaggiare da loro in cantina appena imbottigliato, dove troverete alcune novità. Innanzitutto è un Nuragus quasi in purezza, con una percentuale di Nasco che si aggira intorno al 5%. Cambia anche l’affinamento, non più in acciaio ma in contenitori di ceramica che Maurizio e Adele hanno recentemente iniziato a utilizzare. Ovviamente vi consiglio anche gli altri loro prodotti perchè sono veramente interessanti. Se vi trovate in Sardegna non potete non andare a trovare Adele e Maurizio, sapranno sorprendervi prima con la loro ospitalità e poi con i loro vini. È sempre un piacere incontrare persone così.