Zibbo 2017 Cantina Canneddu

Zibbo 2017, il Cannonau della Cantina Canneddu

Un vino, una famiglia e un territorio

Oggi vi voglio portare in un angolo di Sardegna che amo particolarmente e dove le tradizioni sono ancora ben radicate nella vita di tutti i giorni. Un luogo diverso e lontano dalle mete turistiche ma sicuramente più vero e affascinante.

Sto parlando di Mamoiada, un piccolo paese di circa 2500 abitanti situato nella Barbagia di Ollolai, in provincia di Nuoro. Conosciuto soprattutto per le sue maschere di Carnevale, i Mamuthones e gli Issohadores, ma recentemente salita alle cronache anche per le tante piccole cantine nate in questi ultimi anni. Però a Mamoiada il vino è una tradizione antica. Infatti ogni famiglia è in possesso di un vigneto, perlopiù per  l’autoconsumo o per la vendita dello sfuso. Qui il re incontrastato è senza dubbio il Cannonau che, grazie ai suoli granitici in disfacimento, alle grandi escursioni termiche tra giorno e notte ma anche alle tecniche di lavorazione tradizionali, si esprime in maniera eccelsa. 

Tra le tante cantine nate in questi ultimi anni ce n’è una a cui tengo particolarmente. Questo perchè prima di essere un’azienda vinicola sono una splendida famiglia. Sto parlando della Cantina Canneddu, composta da Tonino, Anna e i figli Grazia e Marco. Ricordo ancora il giorno in cui li conobbi durante una manifestazione a Cagliari dove, oltre ad aver apprezzato il loro vino, mi resi subito conto delle belle persone che sono. Impressione più che confermata dalle mie svariate gite a Mamoiada.

Come detto la storia della cantina è piuttosto giovane ma il vino nella famiglia Canneddu è presente da più di 40 anni. Tonino Canneddu ha imparato i lavori in vigna e le pratiche di cantina tradizionali grazie a suo padre Raffaele, noto tziu Boelle Zibbo. Una volta ereditata una vigna dai suoceri inizia a produrre e a vendere il proprio vino ad amici e ai clienti del suo bar a Nuoro. La stessa passione viene poi trasmessa anche a suo figlio Marco che decide di approfondire le proprie conoscenze iscrivendosi alla facoltà di Enologia. Ed è proprio in questo momento che prende il via l’avventura della Cantina Canneddu. Ovviamente nel progetto si buttano anima e cuore anche le due donne della famiglia, infatti Anna decide di cedere la propria attività e Grazia, laureata in Giurisprudenza, sceglie di lasciare il lavoro a Roma per tornare a Mamoiada.

La Cantina Canneddu coltiva solo due varietà tipiche di queste zone, il Cannonau e la Granazza, un’uva bianca autoctona che tradizionalmente veniva vinificata insieme alle uve rosse. Praticano un’agricoltura biologica e le lavorazioni in vigna sono quasi esclusivamente manuali. Pensate che per i vigneti più antichi l’aratura viene ancora fatta con i buoi. In cantina si segue ovviamente la tradizione, quindi fermentazioni spontanee con soli lieviti indigeni e nessuna pratica invasiva per non snaturare il vino. 

La Cantina Canneddu fa parte di un’associazione di produttori nata a gennaio 2021 che prende il nome di Vignaioli in Mamoiada, che ha lo scopo di promuovere il territorio e lo sviluppo socio-economico attraverso il vino e la viticoltura.

Ora però passiamo a questa bella bottiglia, Zibbo 2017. Come avrete notato il nome del vino è un omaggio a Raffaele Canneddu, padre di Tonino. L’annata non è stata delle più facili vista la grande siccità e l’estate estremamente calda. Le uve per questo vino arrivano da due vigneti, uno di 60 anni e una di 80, ovviamente allevate con il classico alberello ad altitudini tra i 650 e gli 800 m s.l.m..

L’annata è stata molto particolare e ha generato una maturazione non omogenea. Gli acini erano già dolci mentre i vinaccioli erano ancora verdi. La scelta della cantina è stata quella di raccogliere le uve a 21,5/22 gradi Babo e di eliminare i vinaccioli dopo appena un giorno di macerazione. La vendemmia è avvenuta nei primi giorni di ottobre a cui è seguita una fermentazione di 12 giorni. Dopo una leggerissima torchiatura il vino è andato in tonneau di rovere esausto per circa 14 mesi e successivamente 2 mesi in bottiglia. 

Appena il vino entra nel calice vieni subito avvolto dai suoi profumi complessi, intensi e profondi. Si passa dalla frutta rossa matura a note floreali che ricordano la rosa rossa e la violetta, dalle erbe balsamiche a quelle aromatiche, dalla macchia mediterranea alle spezie e per concludere con piacevoli note di gesso, tabacco e cuoio. Tagliamo corto con i profumi e andiamo direttamente a parlare di ciò che conta veramente. 

In bocca inizialmente è un po’ teso. Mette in mostra una freschezza ancora vivace e un tannino vispo e fitto che avvolge il cavo. Man mano che passa il tempo il vino si fa più disteso con l’acidità e il tannino che risultano più equilibrati. Il sorso è pieno e complesso, profondo e avvolgente. Il liquido scorre agile sulla lingua portando con sé tutto il bagaglio di sensazioni che già avevamo percepito al naso. Particolarmente piacevole il finale che gioca tra note minerali, balsamiche e di macchia mediterranea. Dopo ogni sorso sale lenta e piacevole una leggera sensazione calda data ovviamente dall’alcol.

Un vino di carattere, schietto e deciso soprattutto inizialmente. Poi dopo mette in mostra il suo vero animo fatto di bontà e gentilezza. Se lo dovessi definire in una parola lo definirei ospitale. Questo perché si concede con gioia e amore senza risparmiarsi. Poi quella nota alcolica sul finale mi ha fatto proprio pensare alla grande accoglienza che la famiglia Canneddu e tutta Mamoiada riservano ai loro visitatori. 

Il mio consiglio non è solo quello di provare questo Cannonau ma anche di andare a conoscere la famiglia Canneddu. Persone semplici ma con un cuore enorme che sapranno conquistarvi. Poi, visto che ci siete, andate a scoprire quel meraviglioso paese che è Mamoiada. L’ideale sarebbe andare il 17 gennaio per Sant’Antonio, la festa più sentita, o durante il Carnevale. Resterete ammaliati dalle loro maschere, dal vino e dal cibo,dalle tradizioni ma soprattutto dalle persone. Un angolo di Sardegna veramente speciale.