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Lo chef Mario Di Ferro patteggia 4 anni: evita il carcere per spaccio di cocaina a Villa Zito

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Mario Di Ferro
Mario Di Ferro

Lo chef Mario Di Ferro ha patteggiato una condanna di 4 anni per il suo coinvolgimento nello spaccio di cocaina a Villa Zito. L’accusa sosteneva che Di Ferro avesse distribuito droga anche all’ex presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, il quale ha sempre negato di aver visto circolare sostanze illecite nel ristorante.

Chef Mario Di Ferro: la decisione di patteggiare la condanna

L’imputato, noto per il suo lavoro a Villa Zito, ha sempre respinto l’accusa di essere uno spacciatore, sostenendo di aver semplicemente fatto un favore a degli amici. Durante l’interrogatorio di garanzia, ha dichiarato: “Ho solo fatto un favore a qualche amico.”

La decisione di patteggiare la condanna è stata accettata stamattina dal giudice, che ha accolto la richiesta di Di Ferro assistito dall’avvocato Claudio Gallina Montana. La condanna pattuita eviterà allo chef di scontare la pena dietro le sbarre, mantenendo la sua libertà. Questo accordo era stato previsto da Di Ferro stesso in un’intercettazione avvenuta precedentemente.

Il contesto dell’arresto e i coinvolti

L’arresto di Mario Di Ferro era avvenuto l’anno scorso su mandato della squadra mobile, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Giovanni Antoci. Altri coinvolti nell’operazione erano Gioacchino e Salvatore Sansone, Gaetano Di Vara, Giuseppe Megna e Pietro Accetta, tutti coinvolti in procedimenti giudiziari legati allo spaccio di droga. Il processo per loro proseguirà a marzo, dopo che hanno scelto la via dell’abbreviato.

Le origini dell’indagine su Villa Zito

L’indagine originaria su Villa Zito era nata nell’ambito di un procedimento per mafia, dove Di Ferro sarebbe stato intercettato in relazione a contatti con un esponente di Cosa Nostra. Questo filone d’indagine è coordinato dal procuratore aggiunto Marzia Sabella. Le intercettazioni avevano portato alla luce una presunta rete di spaccio di cocaina, coinvolgendo anche contatti con Gianfranco Miccichè.

Telefonate surreali e illogiche e la presunta rete di spaccio

Le telefonate tra Di Ferro e Miccichè, almeno 411 in totale, sono state definite “surreali e illogiche” dagli inquirenti. Le conversazioni registrate tra i dipendenti del ristorante indicavano che tutti erano al corrente del presunto giro di spaccio. Di Ferro ha negato di lucrare con la droga, affermando di aver fatto solo un favore a pochi amici.

Chef Mario Di Ferro: le tensioni emerse nelle registrazioni

Nonostante le tensioni emerse nelle registrazioni, la decisione di patteggiare la condanna sembra aver dato ragione a Mario Di Ferro, che, come predetto, eviterà di trascorrere tempo dietro le sbarre, confermando quanto dichiarato durante il processo. La sua libertà, ora confermata, solleva interrogativi sulle dinamiche all’interno del presunto giro di spaccio a Villa Zito e sulla veridicità delle accuse rivolte a tutti gli imputati.

Conclusioni

In conclusione, la vicenda giudiziaria di Mario Di Ferro rappresenta un capitolo controverso nella storia di Villa Zito. Mentre il chef evita il carcere attraverso la decisione di patteggiare la condanna, il processo per gli altri coinvolti continua. La trama intricata di contatti, intercettazioni e accuse lascia ancora molti interrogativi aperti sulla reale portata dello spaccio di cocaina nel noto ristorante.